Una tazzina di caffè
Post del: 30 Luglio 2018
Ogni giorno in Italia si bevono circa 80 milioni di tazzine di caffè.
E’ uno dei gesti più naturali che compiamo durante
la giornata e che diamo per scontati. La tazzina di caffè è il classico risultato di una
serie incredibile di processi che devono essere perfettamente orchestrati
affinché
possiamo gustarci la bevanda.
Innanzitutto il
caffè è il classico prodotto di un’economia anti-km zero e
derivante dalla globalizzazione dei mercati. Il caffè non è coltivato in Italia e per
poter far crescere le piante nei luoghi di origine, raccoglierne i chicchi e
trasportarli in Europa dove verranno lavorati industrialmente, vengono
utilizzati numerosi sistemi di trasporto: dai sistemi via mare a quelli su
gomma. I chicchi una volta giunti negli stabilimenti (dopo numerosi processi di
contrattazione di mercato che non sono esaminati qui) vengono torrefatti,
macinati ed impacchettati secondo il packaging richiesto dal mercato (sacchi,
sacchetti, cialde, capsule etc..etc…).
Da qui inizia la distribuzione, su gomma, verso i vari distributori che, a loro
volte, smisteranno il caffè
confezionato verso distributori sempre più
al dettaglio (dalle torrefazioni, ai supermercati, fino ai locali tipo bar,
ristoranti), ed infine per essere processati al momento per poter servire la
nostra tazzina di caffè
quotidiana.
Tutto questi
processi, sempre in continua evoluzione per poter ottimizzare i profitti nei
vari stadi logistici, abbisogna di due cose fondamentali: energia elettrica e
carburante.
Ma torniamo alla
nostra tazzina di caffè.
Prendiamo, ad esempio, in esame la tazzina che ci prepariamo in casa nostra con
una macchinetta a capsule.
La capsula l’abbiamo comprata in un negozio
oppure ce l’hanno
consegnata via corriere con un ordine fatto via web. Torniamo al presupposto
che il caffè
non è
coltivato in Italia, quindi ci basiamo su un bene che è prodotto dall’altra parte del pianeta. La
macchinetta, se è
di qualità, è stata progettata ed assemblata
in Italia, mentre se è
di tipo economico, con tutta probabilità
è stata
prodotto in un paese non Europeo. In entrambi i casi è stata assemblata non in casa
nostra, e l’abbiamo
acquistata in un negozio (fisico o virtuale che sia). La macchinetta per
funzionare ha bisogno di acqua ed elettricità. L’acqua proviene dall’acquedotto (se siamo quelle
persone che odiano usare l’acqua
imbottigliata per qualsiasi cosa) e l’elettricità è distribuita dalla rete
elettrica municipale. L’acqua
non è un
problema nella maggior parte delle città
italiane del nord. L’acqua,
a parte qualche eccezione, è
distribuita con i serbatoi a carico di gravità che non utilizzano l’energia elettrica per dare
pressione all’acqua
nelle tubature. L'energia elettrica è
in buona parte importata dall'estero, da paesi confinanti come la Francia (che
ci vende energia prodotta da sue centrali nucleari), la Svizzera e la Slovenia.
L'Italia non è
in grado di produrre abbastanza energia elettrica per coprire il fabbisogno
nazionale. Essa è
distribuita con una rete di distribuzione piuttosto avanzata e capillare, ma
allo stesso tempo fragile. Dai famosi blackout a "macchia di
leopardo" sul territorio italiano dei primi anni Duemila e del disastroso
blackout nazionale del Settembre 2003, poco o niente è stato fatto per migliorare la
situazione.
Il discorso diviene
ancora più
complesso se ci prepariamo il caffè
con la moka. Se abbiamo il piano cottura a gas, avremo bisogno del gas metano.
Il gas metano è
quasi al 100% importato dall'estero e, grazie a dei serbatoi strategici
piazzati dove arrivano le forniture dall'estero, viene distribuito alle utenze
con decine di migliaia di chilometri di tubature interrate che avvolgono tutto
il territorio nazionale in maniera capillare.
Una volta gustata
la nostra tazzina buttiamo via la capsula utilizzata, nell’apposito contenitore della
differenziata a seconda del suo materiale di composizione, e ce ne
dimentichiamo, perché sappiamo che c’è un servizio municipale di
raccolta e trasporto rifiuti ed immondizia che gestirà il processo di smaltimento.
Il servizio di
smaltimento rifiuti si basa su veicoli che funzionano o con sistemi elettrici o
con carburante che devono essere coordinati per raccogliere i rifiuti nei vari
punti della città
e poi portarli in un centro di raccolta e processazione per essere in qualche
modo smaltiti.
Tutto questo per
una tazzina di caffè
e ripetete il processo (qui estremamente semplificato) per tutti i milioni di
tazzine prodotte ogni giorno in Italia.
Come potete intuire
non c’è nulla
di banale o di scontato in una semplice tazzina di caffè: tutto è il risultato
dell'interconnesisone di numerosi sistemi interdipendenti tra loro,
estremamente fragili. Alla base di questi sistemi abbiamo l'energia: elettrica
e chimica (carburanti raffinati e metano). Non sono processi localizzati solo
nella città in cui
si vive, ma che comprendono attività
anche in altre nazioni.
Tutti diamo per
scontato queste cose e le consideriamo normali. Ma provate a prendere in
considerazione questa ipotesi: cosa accadrebbe se questi sistemi si degradassero
e non fossero più
in grado di interagire fra loro?
I sistemi
interdipendenti sono fondamentali per la nostra vita. I sistemi di generazione
e distribuzione dell'energia influenzano i trasporti, che a loro volta
influenzano le reti di distribuzione dei beni (dal cibo, alle medicine, agli
utensili, ai vestiti...)
Se questi sistemi
smettono di dialogare tra loro si ha una "catena di eventi
catastrofici".
Nel prossimo post parleremo di questo argomento.
The_Pr3pp3r_84
Nel prossimo post parleremo di questo argomento.
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